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SenzaRemore

Recent Entries · Archive · Friends · User Info

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OROSCOPO 

 

Lo diceva il mio

Oroscopo

Porta il cavallo del vento

Sempre con te

E io l’ho fatto

 

Il cavallo del vento

È sempre con me

Nelle pause delle mie

Angosce

Gli do da mangiare

Gli sistemo le ali

 

Lui è fatto di niente

Un pò come la morte

Ma mi sospinge

Lui mi conduce

Il mio animale perfetto

 

L’ho diceva il mio Oroscopo

Un pomeriggio

Ed io gli ho creduto

Perché ero al

Settimo piano

E volevo imparare

A volare.

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il nintendo di mia figlia
* * *

SABOR DA PAIXÃO

 

Ah Wagner

Bianco come

Il latte

Caldo

La camicia

Sbottonata

Nero come

La lava

 

Ah Wagner

Duro tagliente

Fragile

Meraviglia del Brasile

Rovente.

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meu quarto
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Kate Nash - Pumping Soup
* * *

UN MESE DI COSCIENZA


I politici alla televisione blaterano platealmente “dobbiamo appellarci alla nostra coscienza!”

Che misero terebrante, questa perseveranza nel sopravvivere in condizioni così miserabili. Sì, miserabili; sono miserabili! E se tuttavia avessero una maniera... non dico di pensare, ma se tuttavia avessero... non dico una coscienza... ma se avessero una maniera di trascendersi?


- Tira fuori tutto quel che vuoi – s’ostina Perico – ma non è possibile nessuna vera rivoluzione combattendo contro le forme. Quel che conta è il contenuto, bimbo, il contenuto. -

Abbiamo sul groppone decine di secoli di letteratura di contenuto – dice Oliveria – e i risultati li vedi. Per letteratura, beninteso, io intendo tutto il parlabile e il pensabile. -Senza contare che la distinzione tra contenuto e forma è falsa – dice Etienne - sono anni che lo sappiamo tutti. Distinguiamo piuttosto fra elemento espressivo, ossia il linguaggio in sè, e la cosa espressa, ossia la realtà che si fa coscienza. –

Questa è la realtà! – aggiunge una signora dallo schermo – se qualcuno ha una coscienza, trovi una casa per questi bambini!- –Eppure – chiude il teologo – il nostro sistema digerente è qualcosa di cui non abbiamo coscienza, ma lavora lo stesso. –

Ma lui ce l’ha una coscienza? Può darsi, mi dico. Ed io? Non so. Ho paura che potrei rispondere
- non frequento molto la mia coscienza ultimamente. –

Ma troverò, con il tempo, ma mia maniera di trascendermi.


Scritto a più mani da: un politico – una signora bionda – Raimond Quenaux – Julio Cortazar – Sean Connery – un teologo - rioro

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mangiafuoco
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PAGLIACCI

 

Pieno di pagliacci

Il palco

Tuco calibra la sua

Chitarra

La sventra

Le strisce colorate

I sorrisi

Poi si balla

I pagliacci cantano

Anche mamma e papà

Vogliono essere bambini

 

(anche Tuco)

(anche io)

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Sweeney Todd
* * *

ELISABETH

 

Alla regina piacciono

i pirati,

gli occhi le mani,

i viaggi avventurosi....

Oh sì!

Alla regina piacciono

i pirati

ma non li può avere...

La regina è umana,

dopotutto,

e i pirati

solo un sogno

splendido.

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paolo conte
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Il Signor Noel Rosa
“Direi che tra l’amore e il samba c’è lo stesso rapporto che tra la buccia di banana e uno scivolone” (Noel Rosa)
Di persone e personaggi ne ho incontrati tanti in questa ormai lunga vita, e potrei raccontare storie di premi nobel tristi e silenziosi, egregi economisti pittori e amanti delle donne (belle e brutte) e delle automobili (solo belle), strane coppie dedite al commercio di oggetti appartenenti a morti da poco, per non parlare di matematici pressoché scalzi a vita, o fondamentalisti della scienza di cosa ci possa essere in un punto (pensate che cosa ci può essere in una retta, allora…)
Ma dato che in questo momento della mia (ormai lunga) vita mi trovo a Rio de Janeiro, racconterò di un personaggio che ho incontrato qui qualche anno fa, in un bel locale del centro della città, che di centro ha anche il nome, Centro Cultural Carioca. Lui era un tipetto basso e piuttosto bruttino, ma quando si trattava di fare samba era un vero poeta: per la qual cosa, si è accaparrato il soprannome di “Poeta da Vila”, dove per Vila si intende Vila Isabel, uno dei più antichi e attualmente non troppo raccomandabili quartieri di Rio, e per poeta si intende lui, Noel Rosa.
Noel scoprì di essere un sambista da ragazzino, però rispetto a tanti altri che come lui si aggiravano per Rio creando con alterna fortuna melodie sul momento, lui aveva un attributo in più: era un poeta. Sapeva parlare di amore, tradimento, dolore, gioia, samba con parole che parevano dipinte sul pentagramma. La poesia gli veniva facile, insomma, e nasceva forse dal suo naso storto e dalla paralisi ad una parte del viso (retaggio di un parto difficile risolto a colpi di forcipe) che lo rendeva ridicolo, forse dalle varie donne che, nonostante il suo aspetto, gli cadevano tra le braccia folgorate dal meraviglioso connubio tra poesia e musica, regalandogli momenti di amore e dolore, dato che finivano sempre per abbandonarlo, e forse a causa dell’alcool, spesso motivo di fuga delle sue innamorate, ma compagno irrinunciabile quando si trattava di comporre un samba.
Il samba scorreva nel suo sangue a tal punto che per Noel era il mezzo di comunicazione che gli veniva più spontaneo da usare: una delle più famose e animate corrispondenze della storia di Rio de Janeiro si è svolta a colpi di samba e poesia tra lui e un altro giovane e combattente sambista, Wilson Batista. Chi abbia vinto è difficile a dirsi, ma i samba che ne sono nati sono tuttora i più cantati nei bar carioca.
Noel, come molti artisti, aveva le mani bucate, soprattutto quando si trattava di donne e chaçassa (la forma di alcool più comune in Brasile), e spesso si trovava a corto di liquidi (monetari ed alcolici), situazione che d’altra parte gli inspirava fantastici samba pieni di dolore e ironia; in questi casi, si trovava costretto a vendere la sua creatività, ovverossia dapprima a far registrare le sue poetiche melodie a nome di un altro, il che avveniva attraverso una transazione commerciale che aveva luogo in una stradina adiacente al grande Teatro Municipale di Cinelandia, nel centro di Rio (luogo ancora oggi deputato a questo tipo di commercio), poi, con la fama, in maniera più diretta, con l’inserimento del suo nome accanto a quello di sambisti meno famosi in modo da permettere loro di raggiungere più facilmente la notorietà. Ma i samba di Noel erano talmente belli che qualche estimatore li pagava anche profumatamente, con automobili di lusso ad esempio, genere di oggetto che ai tempi attirava molto l’attenzione e le donne.
Tutto ciò, però, non ha impedito a Noel di rimanere povero e solo, finendo i suoi giorni a 27 anni, con da un lato un bicchiere di birra, la sua bevanda, e dall’altro uno di chaçassa, il suo companatico.  Personalmente, l’ho incontrato grazie ad una chitarra ed una voce, in un concerto indimenticabile. Noel Rosa è morto nel 1937, e questa storia è un po’ inventata: ma  se lo avessi veramente incontrato, sono certa che sarei caduta tra le sue braccia anche io, e chissà, forse non l’avrei lasciato. Ma chi lo può dire?
Per un Piccolo Incontro Letterario, Dicembre 2007
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Noel Rosa
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JOSÉ

 

Lui canta canzoni

Di altri

Inventa quel che

Gli pare

Ciò che è

Lo trasforma

Lo mastica

Poi digerisce

È un cannibale?

È un poeta?

È lui, è l’altro

È nel mezzo

E canta.

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ALLA PENTOLA

 

Pentola

Eterna nemica

Hai vinto la guerra

M’arrendo!

 

Ma sii magnanima

Per una volta:

inventa un modo

di cucinarmi

così saporito

 

che il mio amore

poggiando i suoi occhi

sulla mia figura

non possa dir altro

che questo:

 

grazie, ma

non voglio altro cibo

stasera,

mangerò solo te.

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LO SCONOSCIUTO

 

Pose lo sguardo su mia figlia

Lei portava il suo cane

Al guinzaglio

Molto seria

Aveva i pantaloni corti

Una maglietta sbracciata

Le scarpe alte brasiliane

 

La tenerezza degli occhi

Mi diede emozione

mentre la sua bocca

Descriveva un sorriso

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il mio studio già freddo
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mio fratello al pianoforte
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ANOTHER DAY IN PARADISE

 

La mia unica vacanza

È Rio de Janeiro:

lì ho il mondo intorno

non riesco a stare chiusa.

 

Anche lontano

Dalla strada

Mi arrivano suoni,

le note di una tromba,

il canto di un samba,

un pandeiro che batte

come un cuore.

 

Ho paura, anche,

a Rio de Janeiro,

diffido dell’altro,

mi guardo le spalle.

 

E mi addoloro,

i bimbi per strada,

famiglie nei cartoni,

transessuali denudati

di notte.

 

Vedo il mondo

Così come è

A Rio de Janeiro;

non c’è piega

o anfratto,

 

non c’è scuro

in cui nascondersi.

Tutto è sotto la

Luce.

 

Anche io.

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nelle note
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zeca baleiro per rossana decelso - mandando bala
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MENINA LINDA

 


Se il mio poeta

Canta

menina linda

Sento un calore

Dentro il mio essere

La lussuria mi prende

Di sentire la voce

I versi, le corde della

Sua chitarra

Ascoltarlo suonare

Ogni cosa per me

Vederlo svenire ai miei

Piedi

Con quella frase

Sulle labbra arabe

Di brasiliano

Menina linda


 

(settembre 2007)

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POMERIGGIO


La doccia sul molo

Gocce di oro

Di sole

Il libro bellissimo

Che sto leggendo

Nessun movimento

Solo il vento

Sbatte le sartie

Sugli alberi

Delle barche

Come campane

 

Come domenica

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BUON COMPLEANNO MR. GRAPE


Anche io
Vorrei baciare il mio uomo
In riva ad un lago
Una sera d’estate
Accarezzare la testa
Perfetta
Coprirlo di baci

Anche io l’ho fatto
Quando ero ragazza
Con il mio uomo
Del tempo
In riva ad un lago
Una sera d’estate

Ma tutto quello
Che lui ha ricordato
È stato il sesso
Non
I baci


(2006)

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la voce di mia figlia
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Vienna
Culla della dissolvenza totale
Lanciava le sue spire mortali
Sui nostri corpi incandescenti
Ricordava una notte sopravvissuta
Alle fiamme di un inferno profondo
E la tristezza intrappolava gli sguardi
In grembo alle giovani donne.

Lasciavamo che cadesse la luna
Nei tetri bagliori del fiume
Come lamenti i raggi si spaccavano
Nel vento.

(dal passato)

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“um ceú cheio de estrelas feitas com caneta bic no papel de pão”

 

José cantava svogliatamente. Tico se ne accorse nonostante gli occhiali scuri e le luci basse del palco. Decise che avrebbe preso il toro per le corna, così dopo lo spettacolo, davanti alla birra rituale che bevevano sempre dopo un conterto e prima di separarsi per andare a dormire, se ne uscì con una domanda: “Josè, da quanto tempo non ti prendi una vacanza?” José ci pensò un pò, poi rispose con un laconico “Non ricordo”. “Domani abbiamo un giorno libero: perché invece di fare le prove non ce ne andiamo in spiaggia?” suggerì Tico mettendo su la sua faccia più convincente. “Per adesso, me ne vado a dormire” fu la reazione di Josè.

 La mattina dopo Tico bussò alla porta della camera di Josè imbracciando una tavola da surf. “Vent’anni che ti conosco e non mi hai mai detto che ti piace il surf” reclamò l’amico. “Infatti non so se mi piace, non l’ho mai provato. Ma oggi è il giorno giusto, oggi siamo in vacanza!!!”.

Affittarono una macchina e si allontanarono dalla città, fino ad una spiaggia che Tico si era fatto consigliare dal portiere dell’albergo. Erano fuori stagione, la spiaggia era quasi deserta. Tico prese il surf e andò subito verso il mare; Josè si lasciò cadere sulla sabbia, e chiuse gli occhi. Dopo poco si rese conto che la sua testa sembrava completamente vuota, e rimase a godere di questa sensazione fino a quando non si accorse di avere sete. Andò a sedersi su una panca dell’unico kiosko, e ordinò da bere.

 Iniziò a sorseggiare la sua caipirinha guardando pigramente la spiaggia. Un grande spiaggione bianco sul quale le onde arrivavano di rincorsa rompendosi con un rumore ogni volta improvviso. Le uniche figure che si muovevano sulla sabbia erano due bambini che correvano incontro al mare, due figurine stilizzate in controluce. José aveva il buio nella mente. Si godeva la solitudine, bevendo e aspettando che quel buio si riempisse di note. Senza rendersene conto, stava pensando ad una spiaggia diversa da questa che aveva davanti; si vedeva seduto sulla sabbia, a inseguire un pallone a piedi nudi, a disegnare piccole melodie sulla chitarra, finché non si fosse alzata la marea e avesse permesso alla nave di partire, attraversare il fiume. Nell'attesa, osservava le barchette di legno, la vela a triangolo invertito di colori sgargianti, o fatta di toppe, talvolta di buste di plastica incollate tra loro. Nella bassa marea ogni barca era come una piccola nota su un pentagramma di sabbia e acqua. José si era scoperto musicista su quella spiaggia.

 Si ridestò lentamente dai suoi pensieri, bevve l'ultimo sorso di caipirinha, pagò il mulatto del kiosko e si voltò verso il mare. Vide Tico che imparava ad usare il surf da tre ragazzini neri e nudi. Si avvicinò al mare ed entrò piano nell’acqua, mentre il sole scendeva sull’orizzonte. Era tutto perfetto: il mare, il tramonto, le note che iniziavano a prendere forma. Tico lo guardò da lontano e gli mandò un sorriso: era il giorno perfetto, con il suo amico perfetto.

 E la sera, come sarebbe stata? Si chiese. Perfetta, con il cielo pieno di stelle, come quello che gli disegnava suo padre da bambino, con la penna Bic sulla carta del pane.

 

®rioro agosto 2007 – per daniela

Scritto in occasione del Piccolo Incontro Letterario "Vacanze" - Belforte (SI) 2 settembre 2007
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Ieri sera qualcuno

Ha nominato

Budapest

Mi sei venuto in mente

Una cartolina,

Un sorriso,

Racconti di viaggio.

 

Eri tu?

Non posso ricordare.

Eri tu.

Me lo ricordo

Bene.

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